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Fra teologia e filosofia
Mons. Mancuso era molto contento di avere quattro giovani studenti in teologia presso il seminario di Palermo. E qualche sera veniva a farci visita, chiedendo come andassero gli studi. A me piaceva molto dedicarmi alla teologia, ma qualcosa mi disturbava. Possibile che bisognava distinguere lo studio dalla meditazione biblica? E spesso non funzionava. Cosi’ mi sembrava strano che ci fosse una tale differenza tra l’essere un prete e l’essere un vescovo. E perché un prete viene detto reverendo, un vescovo viene inteso come monsignore, un cardinale è eminenza, mentre il papa è santità? Proprio cosi’, proprio santità! Il mio prof. di teologia ci teneva a dire che non aveva origine biblica la distinzione prete-vescovo e quindi cominciava a rodermi il tarlo del pensiero. Ho deciso di studiare la filosofia, tanto avevo molto tempo libero e potevo dedicarmi allo studio sia della teologia che della filosofia. Ne parlai apertamente col mio vescovo. Lo trovai comprensivo e aperto , ma sospettoso nei confronti del rettore del seminario di Palermo. Presto mi procurai una brutta foto e proprio il 5 novembre riuscii a iscrivermi alla facoltà di filosofia, sembravo proprio un extra-comunitario. Quella sera non feci compagnia ai miei amici, felici davanti alla tv. Mi ripassai in memoria tutti i movimenti di quel giorno, in attesa di rivedere il mio vescovo con le sue certezze e i suoi dubbi. Già mi ero addormentato quando un mio amico venne a svegliarmi, scuotendomi per bene. Alzati presto, ti vuole parlare il rettore. Non ci fu verso, mi sono dovuto alzare e presentarmi davanti alla somma autorità. Nemmeno mi guardava, soltanto ripeteva che l’indomani dovevo andarmene via, lui già sapeva che mi ero iscritto all’università. E del mio vescovo non gli importava un fico secco. Umiliato me ne tornai a letto, sperando che presto avrei visto il vescovo. Ma l’indomani fu ancora peggio. Ho dovuto preparare i miei tre bagagli, ma non ce la facevo. Un mio collega mi venne in aiuto, ma il signor rettore lo blocco’, dovevo farcela da solo, piangevo senza accorgermi delle lacrime versate e della strada che facevo per raggiungere l’autobus che mi avrebbe portato dal mio vescovo a Mazara. A sera ce l’avevo fatta, subito varcai il portone del vescovado, avevo fretta di sentire la voce di mons. Mancuso. Ma la sua voce ora era diversa. Vattene a casa tua e aspetta una mia decisione. Mi mettero’ in contatto con altri seminari e troveremo una soluzione. Solo che io non avevo le chiavi della mia casa, i miei genitori erano emigrati in Svizzera da tempo. Eccellenza mi conceda la stanzetta dove sono stato a preparare i miei esami di diploma. Nulla da fare. Cosi’ ho trovato accoglienza dai miei zii Giacomo e Ninetta. Ho cominciato a vedere il mio vescovo con altri occhi. A casa dei miei zii trovai anche una ragazzina di 15 anni, molto bella e sorridente. Me ne innamorai subito e cominciai a dimenticare le promesse del vescovo, che mi aveva promesso di interessarsi per un'altra sistemazione . Ma un’altra sistemazione era già alla mia portata, sognavo già un’altra realtà fatta di amore e di libri di filosofia.
